giovedì, 29 dicembre 2005

parenti lontani è uscito nel febbraio del 2000. se ne sono accorti in pochi. non che non ci siano state recensioni - puoi leggerne  degli stralci nella rassegna che ho accluso al sito - ma, diciamolo, non è stato un gran successo. poi, poco a poco, sono iniziate a succedere delle cose.

la prima: nel 2004 parenti lontani è stato incluso nella classifica dei primi cinque libri più belli pubblicati dal 2000 nel concorso di bookcrossing. ora ognuno sa che quelli sono lettori purissimi e tra i più forti e quindi un riconoscimento del genere  ha avuto per me un valore davvero enorme. 

poi, quest'anno, di parenti lontani si è iniziatoa parlare in giro per i  blog. prima grazie all'interessamento di qualche lettore sparso, poi di qualche amico scrittore, poi grazie alle particolarissime preziose letture che, dei libri  fuori dalle mode  fa bart di monaco su vibrisse, il blog diretto da giulio mozzi. di monaco ha scritto su parenti lontani delle cose che non potrò dimenticare e che mi piacerebbe che i frequentatori di questo sito leggessero. è facilissimo basta digitare, per esempio  su google, bartolomeo di monaco e  gaetano cappelli, o andandosele a pescare direttamente su vibrisse dove si possono leggere anche i commenti dei lettori a quel post e a quello su il primo che sempre l'ottimo bart ha stilato qualche mese dopo.      

  

postato da: GaetanoCappelli alle ore 10:33 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, 21 dicembre 2005

Dopo innumervoli sforzi sono riuscito, non so bene come, a postare dal sito dell'ottima giorgiamada la bella recensione che Giovanni Choukhadarian ha dedicato  a Il primo. E' stata dura ma ne è valsa la pena. Giovanni scrive delle bellissime cose che aiutano a entrar dentro al romanzo.  

Giovanni Choukhadarian recensisce
Il primo di Gaetano Cappelli
Il pezzo è uscito su L'indice di luglio agosto 2005

Nella piccola foto che compare sulla bandella di copertina, Gaetano Cappelli ha l’aria di un giovane scrittore. Non lo è: è nato infatti nel ’54, a Potenza e il Ritratto di Albert Paris von Güterlosh di Schiele sembra più aderente alla sua età di oggi. 51 anni.  In realtà, Cappelli non è mai stato un giovane scrittore – il suo primo romanzo, Floppy disk è del 1988. E’ stato invece giovane e molto promettente critico musicale: a 28 anni, per la misteriosa e presto scomparsa casa editrice Sconcerto Book, pubblica con il fratello Tomangelo Minimal, trance music e elettronica incolta, saggio di storia e musicologia. La musica è rimasta fra le passioni di Cappelli, se è vero che il suo penultimo romanzo, Parenti lontani è dedicato al grande compositore californiano Harold Budd.

Nei romanzi e nei racconti finora pubblicati, Cappelli ha tenuto fermi solo pochi punti di riferimento, che hanno quasi la funzione di soccorrevoli isotopìe all’interno di una scrittura e di nuclei tematici in continua evoluzione. Sono intanto la sua città natale, epitome fantastica di molta provincia italiana (non soltanto meridionale); la sensualità mediterranea dei personaggi della sua provincia, che lui chiama con ovvio richiamo cinematografico ‘basilischi’; un’attenzione non banale alla natura; il confronto, fra epico e grottesco, del Meridione italiano con la modernità; la musica.

Tutti questi elementi tornano anche ne Il primo, che è in apparenza la storia umana e professionale di Guido Cieli, prima vincitore di un torneo di tennis cittadino poi, a Roma, editor di successo inverosimile, soprattutto innamorato perso di Filippa Pardi e nemico acerrimo di uno spettacolare Fabio Nobile, “discendente in linea cadetta del celebre comandante” e suo rivale in amore, oltre che modello inconfessabile di eleganza e bellezza. Le tre biografie s’intrecciano, a forza di saliscendi personali che segnano i tre protagonisti. Tutti e tre, e non soltanto Guido Cieli, sono dei primi nella vita (da cui, in apparenza, il titolo), ma tutti e tre conoscono sfortune abissali quanto strepitosi sono i loro successi. Guido Cieli, la voce narrante (ma qui si cela uno dei numerosi coup de théâtre di Cappelli), è mosso soprattutto dal sentimento dell’invidia e da un’arroganza folle e scialacquatrice che può somigliarlo al Dante Virgili di Cronaca della fine di Antonio Franchini. Sarà un caso, ma due scrittori più o meno coetanei scelgono il mondo dell’editoria per raccontare la loro inquieta curiosità per il mondo. Rispetto al libro di Franchini, Gaetano Cappelli sceglie di utilizzare i dati di realtà in chiave onirica e sarcastica: solo così si spiegano alcuni personaggi di contorno, le macchiette degli aspiranti scrittori che presentano manoscritti con titoli impossibili, la stessa presenza di un Gaetano Cappelli, segnato da una ‘prognosi infausta’, che è in realtà l’unico autentico depositario della verità. Rispetto agli altri suoi romanzi, il romanziere di Potenza ha trovato con Il primo anche il tono che sembra più adatto ai suoi intenti. Non più la paratassi nervosa dei primi libri, nemmeno però il periodo articolato e lento di Parenti lontani . Qui Cappelli fa mostra di dominare tutti i registri espressivi da lui già frequentati e si cimenta in una misurata, felice commistione di italiano letterario e dialetto potentino – lingua ignota alle lettere italiane e in quanto tale fresca. La dimensione lato sensu sperimentale del romanzo è accresciuta dal costante contrasto fra cose e persone reali e di pura finzione. Un musicista di cui Guido Cieli ha organizzato un concerto al liceo si chiama Kenneth Stark, come il procuratore americano che interrogò Bill Clinton durante l’istruttoria per il famoso caso Lewinsky; ma poche pagine dopo si citano i musicisti di Jajouka e un parere espresso su di loro da William Burroughs – e questi esistono sul serio, hanno inciso un disco con Brian Jones, il leader dei Rolling Stones morto in circostanze mai del tutto chiarite. Di morti, vere e presunte, si parla parecchio in questo romanzo e neppure questo è un caso: Gaetano Cappelli personaggio del romanzo e Gaetano Cappelli narratore hanno subìto un trapianto di cuore e la vicinanza con le cose ultime ha dotato l’uno e l’altro di una particolare sapienza del cuore, di un’intelligenza del mondo che ha qualcosa di estraneo alla razionalità. In questo senso si spiega la sterzata verso i dominî del fantastico e della satira di costume (quella, per esempio, sul mito indigeno della cultura arbereshe), che prende forse un po’ la mano al suo autore. La conclusione della storia è beffarda ma quasi sentimentale: “ma perché dovrei correre quando posso starmene tranquillo e godermi questo nuovo pezzo di vita.. se solo poi penso a tutti i romanzi che potrò scrivere ancora. Questo è il primo”. Per esserlo, è anche assai ben riuscito.
(G. Cappelli, “Il primo”, Venezia, Marsilio, 2005, pagg. 180, 14 euro)

postato da: GaetanoCappelli alle ore 10:57 | Permalink | commenti (1)
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