carissime/i!
con una di quelle coincidenze che avvicinano le nostre vite alle pagine dei romanzi, proprio nel momento in cui vengo selezionato per lo strega di quest'anno viene ristampato "volare basso" , il romanzo con cui partecipai per la prima volta allo strega allo strega 15 anni fa.
eccovene l'attacco.
La lascio sempre sulla discesetta davanti casa. C’è puzza
di muffa dentro. Abbasso i finestrini, in apnea, e sbatto
la schiena contro il sedile per farla avviare. Rantola per
una trentina di metri, con la marcia inserita. Poi c’è que-sto
rumore tremendo, di marmitta sfondata, che davvero
mi umilia – mi sembra d’essere qualcosa come un
magnaccia – ma lo stesso pompo sull’acceleratore, in folle,
con la paura che si spegne, fino sulla statale. Allora
mollo la frizione e sento le gomme lisce lappare l’asfalto.
Tiro un sospiro – respiro l’aria fredda, pulita, che viene
da fuori – accendo la radio e c’è Bruno che parla.
Eravamo compagni di banco, io e Bruno. Tutto quello
che c’era da fare lo facevamo insieme: insieme ci siamo
innamorati della stessa ragazza – veramente tutti s’inna-moravano di lei.
Adesso lui è a Roma che parla alla radio.
Angela non lo so dov’è, non so in che parte del mondo
sta svegliandosi, su quale spiaggia esotica magari proprio
in questo momento stanno fotografandola, nonostante
anche lei, come me come Bruno, è nata in un posto come
questo, “un posto fuori da ogni giro e da ogni sogno”,
come c’era scritto su una rivista dal barbiere. All’inizio le
sfogliavo solo lì, per paura di trovarmela davanti: già non
guardavo la televisione, non andavo più al cinema per lo
stesso motivo. Poi ho smesso anche col barbiere, e la
radio la sento solo quando sono in macchina, quando
proprio non ne posso più di starmene in paese e scendo
in città. Lo faccio ogni tanto. Prendo la vecchia Alfa
Romeo di mio padre e scivolo giù per questa strada serpentina
che taglia il verde tenero della campagna. Presto,
così quando arrivo sul corso ci sono solo pensionati, ven-ditori
ambulanti, disoccupati. Non mi va di incontrare i
miei compagni del liceo, d’incrociare quei loro sguardi
imbarazzati per la mia vita che prometteva tanto e inve-ce
è stata un tonfo.
Le ultime foglie sugli alberi mi dicono che intanto è di
nuovo inverno, che un altro anno è passato e non è successo
niente. “E che altro può succedere” gli rispondo “è
già successo tutto quanto.”

